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Mercato del lavoro in Italia: il report di Ministero del Lavoro, ANPAL e Banca d’Italia

Pubblicata l’analisi del mercato del lavoro in Italia, redatta congiuntamente da Ministero del Lavoro, ANPAL e Banca d’Italia.

L’occupazione dipendente continua a crescere: nel primo semestre del 2022 sono stati creati oltre 230mila posti di lavoro (circa 100mila in più rispetto al 2019). Scopriamo, dunque, tutti i dati emersi dall’analisi!

Cresce l’occupazione dipendente

Come detto, l’occupazione dipendente continua a crescere, anche se da fine marzo ha mostrato segnali di rallentamento. La differenza tra assunzioni e cessazioni, infatti, si è ridotta ma il trend resta ampiamente positivo.

Crescono le assunzioni a tempo indeterminato

Impennata dei rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato sottoscritti a giugno (+53mila), frutto del continuo aumento delle trasformazioni. Diminuiscono, invece, i rapporti a termine (-13mila), a causa della frenata di turismo e commercio, settori che fanno ampio ricorso a questo genere di contratti.

I settori in crescita e quelli in calo

Nel comparto industriale il numero di nuove posizioni lavorative è rimasto stabile, mentre nelle costruzioni si è confermata la forte frenata già riscontrata nel bimestre marzo/aprile. Anche nel commercio e nel turismo tra maggio e giugno sono emersi segnali di indebolimento. In questi settori tuttavia, nei primi sei mesi dell’anno, sono stati creati oltre 90mila posti di lavoro (circa 29mila in più rispetto al 2019).

Tipologia di contratto

Calano leggermente i contratti di apprendistato e i contratti a tempo determinato. Il recente rallentamento del comparto turistico e di quello del commercio ha causato una frenata complessiva della crescita delle posizioni a termine, che nei primi sei mesi dell’anno hanno rappresentato circa un quarto delle attivazioni totali.

Al contrario, l’occupazione a tempo indeterminato ha beneficiato dell’aumento del numero di trasformazioni di contratti temporanei in permanenti, che negli ultimi mesi è tornato sui livelli del 2019.

A fronte di un andamento costante delle assunzioni e dei licenziamenti, si è registrato un lieve calo delle dimissioni, che avevano subito una crescita nel 2021.

Nello specifico, da gennaio a giugno 2022, le attivazioni nette sono state:

– per i contratti a tempo determinato

  • 13mila a giugno
  • 1.000 a maggio
  • 68mila tra gennaio e aprile
  • 389mila nel 2021

– per i contratti di apprendistato

  • 8mila a giugno
  • 9mila a maggio
  • 29mila tra gennaio e aprile
  • 35mila nel 2021

– per i contratti a tempo indeterminato

  • 53mila a giugno
  • 42mila a maggio
  • 127mila tra gennaio e aprile
  • 248mila nel 2021

Divario di genere e dati territoriali in Italia

Il rallentamento della dinamica dell’occupazione a maggio e giugno ha riguardato entrambi i generi, con meno donne impiegate nel primo semestre del 2022.

Invece, da un punto di vista territoriale, nell’ultimo bimestre la crescita si è attenuata soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno è rimasta su livelli piuttosto bassi. Da gennaio le posizioni lavorative create, al netto delle cessazioni, nelle regioni meridionali e insulari sono state appena il 20% di quelle complessivamente attivate.

Cala il numero di disoccupati

Da inizio anno si è registrato un calo del numero dei disoccupati. Tale risultato, in gran parte, è frutto del maggior numero di donne uscite dalla disoccupazione a seguito dell’attivazione di un nuovo contratto di lavoro (in crescita di oltre il 15% rispetto ai primi 5 mesi del 2021).

Continua ad aumentare il numero di nuove dichiarazioni di disponibilità al lavoro: parliamo di oltre 100mila in media ogni mese dall’inizio dell’anno (rispetto ai 90mila dell’anno precedente). Si sono ridotte rispetto al 2021 invece le riattivazioni dopo un periodo di occupazione non superiore a 6 mesi, segnalando un allungamento della durata dei contratti. Infine, il rapporto tra i reingressi e le uscite dallo stato di disoccupato è diminuito soprattutto nel Centro-Nord, tornando sui livelli analoghi a quelli precedenti la pandemia.

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